Dalle differenze biologiche ai fattori socioculturali, la Medicina di genere rivoluziona l’approccio alla cura, puntando su diagnosi più accurate, trattamenti personalizzati e maggiore equità tra uomini e donne
La Medicina di genere è un approccio innovativo alla prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie che prende atto dalle differenze biologiche, ormonali, genetiche (ma anche sociali) tra uomini e donne. Questa disciplina si basa sull’idea che il genere influenzi in modo significativo la manifestazione delle patologie, la risposta ai farmaci, gli esiti clinici, le modalità della riabilitazione e ogni altro aspetto clinico, rendendo necessario un adattamento delle strategie mediche per garantire cure più efficaci ed eque.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità chiarisce che oltre alle chiare (ma troppo spesso ignorate) differenze biologiche tra maschio e femmina, esistono differenze legate all’identità, al ruolo sociale, al lavoro svolto, al posto dove vive, alla religione, eccetera. Ogni singolo costrutto sociale influenza (o dovrebbe influenzare) l’approccio che il Medico deve avere rispetto al singolo Paziente. La medicina di genere, pertanto, non si limita a considerare le sole differenze biologiche legate al sesso, ma abbraccia anche l’influenza dei fattori socioculturali e ambientali. Essere uomini o donne, infatti, determina il diverso accesso ai servizi sanitari, l’aderenza alle terapie e le abitudini di vita, che possono incidere sulla diffusione e la gestione di molte malattie croniche. Per questo motivo, è fondamentale integrare la prospettiva di genere nella ricerca scientifica, nelle linee guida cliniche e nei percorsi di cura, in modo da migliorare la personalizzazione dei trattamenti e l’efficacia della medicina moderna.
Il caso dell’infarto miocardico
Fino ad oggi la ricerca medica e farmacologica si è basata su campioni di popolazione maschile, considerando l’organismo femminile come una semplice variante di quello maschile. Questo ha portato a molti danni ed errate valutazioni nella sintomatologia, nei fattori di rischio, nella risposta ai trattamenti, negli effetti avversi dei farmaci, con il consolidarsi di errori ed equivoci.
All’infarto viene sempre associato il classico dolore toracico intenso e oppressivo che si irradia al braccio sinistro, la sudorazione fredda e la difficoltà respiratoria. Certo. Però questa è la sintomatologia maschile. Nelle donne i sintomi sono diversi e possono essere facilmente confusi: il dolore toracico, se presente, è poco intenso e localizzato nella schiena. Altri segnali sono un affaticamento improvviso e inspiegabile, nausea e vomito, un dolore che può localizzarsi al collo, alla mandibola o tra le scapole. Inoltre, molte donne sperimentano una sensazione di angoscia o ansia improvvisa, simile a un attacco di panico.
Tutti sappiamo quanto un intervento medico tempestivo sia fondamentale per salvarsi la vita in queste circostanze. Ecco perché questa differenza di sintomi è un problema reale e concreto. Se negli uomini l’infarto è spesso riconosciuto rapidamente, nelle donne può passare inosservato, con conseguenze anche fatali. Aumentare la consapevolezza sulle diverse manifestazioni dell’infarto è fondamentale ed è una delle missioni della Medicina di genere.